La melatonina come antiossidante e antinfiammatorio

Per dormire meglio, ma non solo: la melatonina, sostanza prodotta da una piccola ghiandola posizionata al centro della scatola cranica – la ghiandola pineale -, ha tanti altri benefici per il nostro organismo.

Questa molecola è nota soprattutto per la sua azione regolatrice del sonno. Principalmente, infatti, interviene sulla stabilità del ritmo circadiano, ossia dell’alternanza giorno/notte che il nostro corpo segue nella produzione di determinati ormoni durante l’arco della giornata.

Da qualche anno, però, l’attenzione dei medici e dei ricercatori si è spostata su altri processi che vengono influenzati dalla produzione – o assunzione – di melatonina. Tra questi spicca la forte azione antiossidante e il contributo decisivo nella riduzione dell’infiammazione e delle infezioni, anche molto gravi.

Facciamo un passo indietro: vediamo insieme come funziona la melatonina e quali effetti ha sul nostro organismo.

Melatonina: come si produce e come agisce

La melatonina è una molecola che viene prodotta dalla ghiandola Pineale, detta anche epifisi. Viene sintetizzata al buio, e pertanto trova nel momento del riposo notturno il suo massimo picco di produzione, tra l’una e le tre di notte.

Mano a mano che ci si avvicina al risveglio, la produzione di melatonina inizia a scemare, fino a quando le luci del mattino segnano il riposo dell’epifisi e una pausa nella sua secrezione.

Questo ritmo può essere compromesso da vari fattori: stress che disturba l’addormentamento notturno; turni di lavoro notturni che riducono la produzione di melatonina; esposizione alla luce notturna, e in particolare alla luce blu degli schermi, jet-lag.

Proprio in questi casi si assiste a un aumento dell’insonnia, con difficoltà di concentrazione, irritabilità e stati di ansia e angoscia durante il giorno. Sono tutte condizioni tipiche in cui viene consigliata l’aggiunzione di un integratore di melatonina, per supportare la carenza e ritrovare il giusto sonno.

La melatonina come antiossidante

Il ruolo della melatonina nella riduzione dello stress ossidativo è stato oggetto degli studi del dottor Walter Pierpaoli, medico e ricercatore italiano specializzato in cardiologia, con all’attivo diverse pubblicazioni nel campo dell’immunologia e del sistema neuroendocrino.

Nel suo primo studio sulla relazione tra sistema immunitario e sistema endocrino, pubblicato nel 1967, Pierpaoli mette in evidenza come la ghiandola Pineale, il timo (centro dell’immunità) e le ghiandole periferiche (tiroide, surreni e gonadi) siano strettamente correlati tra loro, e influiscano su quello che viene oggi conosciuto come sistema immunitario diffuso.

I successivi studi del dr. Pierpaoli hanno investito sempre più attenzione sul ruolo della melatonina, questa sostanza che, se mantenuta sempre ad un livello ottimale attraverso l’assunzione di integratori, tutela la ghiandola Pineale dal progressivo invecchiamento, e prolunga così la sua funzione di base per lungo tempo.

Se l’epifisi è a riposo e invecchia meno rapidamente, la Pineale può spendere la sua energia nella tutela di tutte le altre ghiandole e delle loro funzioni. Ne consegue quindi una longevità maggiore delle nostre ghiandole ormonali.

Il potere antinfiammatorio della melatonina

In campo medico, la valutazione di uno stato infiammatorio del corpo si ottiene con l’analisi dei marcatori infiammatori, attraverso un semplice prelievo di sangue.

Più alto è il risultato di questo prelievo, più è probabile che una o più infiammazioni siano in corso all’interno dell’organismo, sia a carico dei muscoli o delle articolazioni che degli organi interni. 

Uno studio condotto in una delle più prestigiose scuole di medicina di New York, guidato dalla professoressa Saumya Bhutani, ha evidenziato gli effetti della melatonina sui valori dei markers infiammatori, ottenendo risultati oltre le aspettative: la melatonina contribuisce a ridurre le infiammazioni, soprattutto negli anziani.

Non si tratta della stessa melatonina prodotta dal corpo, bensì degli integratori di melatonina, con dosaggi differenti a seconda dell’età della persona sottoposta al test.

Negli anziani, a causa dell’invecchiamento dell’epifisi, la produzione di melatonina è notevolmente ridotta rispetto a quella delle persone in età adulta e, soprattutto, dei bambini. Questo è il motivo, ad esempio, per cui i neonati dormono molte ore al giorno, mentre gli anziani riducono sempre di più il riposo notturno con l’avanzare dell’età.

La produzione endogena di melatonina del soggetto anziano non consente una buona efficacia antinfiammatoria, e quindi diventa consigliabile aggiungere integratori a base di melatonina per riequilibrare il livello.

Melatonina: malattie infettive e sistema immunitario

Abbiamo già visto come la produzione di melatonina influisca sulla riduzione dello stress ossidativo e delle infiammazioni. 

Queste due proprietà della melatonina non sono isolate tra loro, ma anzi contribuiscono insieme a ottenere un risultato molto importante per il corpo: quello di potenziare e supportare il sistema immunitario, in risposta a malattie infettive e al decadimento cerebrale. 

La melatonina ha una chiara funzione immunomodulatorie. I suoi recettori sono infatti presenti in molte cellule, e il ruolo della melatonina è quello di calibrare la risposta immunitaria del corpo alle infiammazioni e alle infezioni.

Come? Grazie alla citochina, una proteina prodotta dalle cellule che invia un segnale di pericolo al sistema immunitario se la cellula viene intaccata da un agente patogeno infettivo.

A seconda del “messaggio” che la cellula invia al sistema immunitario, la melatonina risponde abbassando la risposta immunitaria eccessiva in caso di infiammazione o, al contrario, aumentando la risposta immunitaria nei soggetti immunodepressi, più a rischio di diffusione delle infezioni.

La melatonina nelle malattie neurodegenerative

Un approfondimento a parte meritano le cellule cerebrali, che con l’avanzare dell’età, o in caso di particolari patologie, vanno incontro a un decadimento più veloce che influisce anche sulla qualità del sonno.

La melatonina, in questo caso, migliora i sintomi collegati a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson, senza però intervenire sulla causa – oltre alla sua funzione antiossidante che, comunque, aiuta a tutelare come possibile le cellule cerebrali.

Nel caso del Parkinson, con la melatonina si riscontra un miglioramento del riposo notturno e una lieve prevenzione della morte delle cellule. Un’integrazione della melatonina nei soggetti colpiti dall’Alzheimer riesce inoltre a migliorare la risposta immunitaria, più della vitamina C, e a ridurre lo stress ossidativo, più della vitamina E.
È dimostrato, infine, che la melatonina rinforza la barriera ematoencefalica, che divide il cervello dai vasi sanguigni, e aiuta a trattare le lesioni cerebrali di origine traumatica.